Fatti di vita vera: la palestra.

Sono ormai 3-5 (non ricordo) anni che frequento più o meno assiduamente una palestra vicino casa.
Sì, non che sia servito a molto, le mie chiappone stanno sempre saldamente attaccate al fondo della mia schiena, ma anche in questo luogo, come in tutti quelli in cui mi trovo, mi piace esercitare l’arte dell’osservazione e dello studio comportamentale della gente (che paroloni).
Non che quello che sto per scrivere sia propriamente innovativo, sicuramente qualcuno ha già stilato una lista del genere, ma volevo scrivere qualcosa per Stella e quando mi ha detto che aveva pronto un post sul look “sporty” e sul “Ma come ti vesti?! Palestra Edition” non ho potuto fare a meno di pensare agli aneddoti spassosi vissuti nella mia esperienza aerobica.

Quindi ecco a voi uno spaccato della fauna locale di qualsiasi palestra. Ma proprio qualsiasi.

IL FANCAZZISTA DALLA LINGUA LUNGA: lui. Quello che l’unico muscolo che allena in palestra è la lingua e non certo limonando con persone a caso.
Se fosse per lui ogni attrezzo ed ogni peso non necessiterebbero di alcun tipo di manutenzione, perchè non tocca niente, nemmeno per sbaglio.
E ovviamente scassa le balle a tutti quei poveri cristi sudati come polli lessi che magari qualche esercizio lo vorrebbero fare, in santa pace.
Dopo aver passato almeno due ore a fare flessioni orolinguali si spara 15 addominali e se ne va. Perchè è proprio stanco.

ATTENTION WH*RE: questa non è un’esclusiva della palestra ma è un esemplare talmente comune che ovviamente è arrivato anche qui.
La riconosci prima di tutto dall’abbigliamento: shorts versione visita ginecologica, canotta di quattro taglie più piccola, reggiseno di pizzo in contrasto che sbuca fuori libero e felice.
È truccata come se dovesse scendere dalla scalinata del Teatro Ariston, per la precisione il trucco se lo ravviva in spogliatoio prima di iniziare l’allenamento e durante lo sforzo fisico non cola MAI.
E anche dopo passa 12 ore a docciarsi/profumarsi/truccarsi/parrucchierarsi occupando QUALSIASI superficie disponibile, anche la zona della panchetta dove ci sta il tuo borsone.
Esiste anche la versione coi leggings trasparenti stile se-mi-piego-mi-fai-una-colonscopia.
Vi giuro sulla mia gatta che in palestra una volta c’era una con degli shorts talmente corti che quando si è messa a fare squat le ho visto le grandi labbra.
Poi mi sono strappata gli occhi e li ho buttati nell’acido.

GYM FREAK: solleva pesi sovrumani facendo dei versi altrettanto sovrumani, a metà tra l’orgasmo maschile e l’inserimento di un catetere urinario nel pene.
Ipertrofico da far schifo, di solito non è oliato ma tanto dopo 20 minuti di palestra già nuota nel suo stesso sudore e risulta quindi essere lucido come la pelata di Pierluigi Collina.
Se la tiraaaaaaa in una maniera che nemmeno l’elastico delle mutande dell’uomo più grasso del mondo: alla fine di ogni esercizio passa almeno 10 minuti a rimirare il suo sviluppo muscolare gonfiando i bicipiti e (visto con questi occhi) alzando la canotta-capezzolo-in-vista per controllare lo stato degli addominali.
La sua digi-evoluzione è il BODY BUILDER, al posto dei classici neurotrasmettitori che permettono una funzionalità fisiologica del nostro cervello lui ha degli steroidi sintetici made in Thailandia.
È talmente invasato che durante le vacanze estive gira 8 palestre per essere sicuro di non stare senza fare esercizi nemmeno un giorno (#truestory Parte 1).
A lui i pesi standard fanno il solletico, quindi per fare la leg press chiede ad un tizio di 70 chili di sedersi sui (già caricati) 100 chili della macchina (#truestory Parte 2).
Ormai le fibre muscolari hanno passato la barriera ematoencefalica e stanno prendendo il posto del tessuto nervoso.

IL NERD: bianchiccio, magari anche un po’ pelosetto, gli occhiali sono un accessorio optional.
Poverino lui ci prova, ci viene anche in palestra ma dovrebbe chiedere in prestito qualche fibra muscolare dal palestrato di cui sopra perchè lui ahimè non ne ha. Nemmeno una. Nemmeno per sbaglio. Infatti non capisco come faccia a deambulare. Boh.
Non voglio infierire su questa povera creatura, perchè è quella a cui assomiglio di più.
Già alzando i pesi gialli (quelli da un chilo cadauno per capirci) il suo corpo non regge: va in iperventilazione, sviene, gli viene una sincope, un’angina, una CID (Coagulazione Intravascolare Disseminata) e contrae l’ebola.
Chissà se un giorno in nostro piccolo eroe riuscirà a sviluppare una cellula muscolare.

LA MANIACA DEI CORSI: aerobica, pilates, yoga, spinning, zumba, tessuti aerei, fit boxe, uncinetto, lotta greco-romana, ginnastica in acqua (solo quando piove parecchio, la palestra che frequento non ha la piscina).
Si presentano in branco, appunto perchè ai corsi ci vanno tutte nello stesso momento e nello stesso momento escono dalla sala e tornano in spogliatoio.
Una ventina di paia di tette più o meno sode che se la girano per lo spogliatoio in attesa che venga il loro turno per fare la doccia, anche se non hanno versato una goccia di sudore.
I discorsi che si scambiano ingannando l’attesa del lavaggio sarebbero ben più degni del peggior spogliatoio maschile di Caracas, tanto che accanto ad ognuna di loro sotto la doccia c’è il loro ormone, ben visibile ad occhio nudo.
E io che sono la stronza sfigata di turno che si ammazza facendo sala (e quindi sudando da pori che manco sapevo di avere) devo tornarmene a casa con le pive nel sacco a lavarmi, rischiando una polmonite interstiziale con annessa tubercolosi per essere uscita al freddo sudata.

Fine del work out, adesso me magno la portiera dell’auto.

Ricordo che ogni riferimento a cose ho persone non è del tutto puramente casuale, queste persone io le ho viste sul serio, gli aneddoti li ho visti/vissuti davvero, il che è abbastanza creepy. O almeno lo è stato per me.

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